Il tuo legame con l’Italia parte da lontano? Ecco come farlo valere
Molte persone nel mondo portano nel cuore e nel cognome un legame con l’Italia. Un bisnonno emigrato in Sud America, un padre italiano mai registrato all’anagrafe consolare, una storia familiare che parla di partenze, sacrifici e radici profonde. Chi ha una discendenza italiana spesso avverte un forte senso di appartenenza, anche senza aver mai vissuto fisicamente nel Paese. Per alcuni è una questione di identità, per altri una possibilità concreta di costruire un futuro in Italia.
Il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza non è solo un atto burocratico: è il modo con cui il nostro ordinamento dà valore alla continuità dei legami familiari nel tempo. È il punto d’incontro tra origine italiana e cittadinanza, dove la memoria familiare incontra un diritto giuridicamente tutelato.
Cittadinanza iure sanguinis: chi può ottenerla e le recenti modifiche normative
La cittadinanza iure sanguinis è la cittadinanza trasmessa per sangue, cioè da genitore in figlio, senza interruzioni. Secondo la legge italiana, chi è nato da un cittadino italiano è a sua volta cittadino, anche se residente all’estero e mai registrato ufficialmente. Non si tratta di una concessione, ma di un diritto alla cittadinanza per stranieri di origine italiana, che può essere riconosciuto a chi dimostra la propria linea di discendenza.
Tradizionalmente l'Italia ha fondato la propria normativa in materia di cittadinanza sul principio dello ius sanguinis, senza limite generazionale. Tuttavia, con il decreto legge n. 36/2005, attualmente in fase di conversione, il Governo ha deciso di restringere notevolmente il diritto ad ottenere la cittadinanza italiana per discendenza. Tale decreto, avente efficacia retroattiva, inserisce l'art. 3bis alla legge n. 91/1992, stabilendo quanto segue:
"[...] è considerato non avere mai acquistato la cittadinanza italiana chi è nato all’estero anche prima del- la data di entrata in vigore del presente articolo ed è in possesso di altra cittadinanza, salvo che ricorra una delle seguenti condizioni:
a) lo stato di cittadino dell’interessato è ricono- sciuto, nel rispetto della normativa applicabile al 27 mar- zo 2025, a seguito di domanda, corredata della necessa- ria documentazione, presentata all’ufficio consolare o al sindaco competenti non oltre le 23:59, ora di Roma, della medesima data;
b) lo stato di cittadino dell’interessato è accertato giudizialmente, nel rispetto della normativa applicabile al 27 marzo 2025, a seguito di domanda giudiziale presenta- ta non oltre le 23:59, ora di Roma, della medesima data;
c) un genitore o adottante cittadino è nato in Italia;
d) un genitore o adottante cittadino è stato resi- dente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio;
e) un ascendente cittadino di primo grado dei ge- nitori o degli adottanti cittadini è nato in Italia.» [...]".
È presumibile che se il decreto-legge fosse confermato senza emendamenti, inizierà una battaglia legale che oltre a coinvolgere tutti e tre i gradi di giudizio, potrà vedere coinvolte sia la Corte Costituzionale che la Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Per ottenere la cittadinanza italiana per discendenza, in ogni caso, è necessario:
- dimostrare la linea genealogica che collega il richiedente all’antenato italiano (secondo le nuove norme non oltre il nonno)
- provare che nessuno, nella linea di trasmissione, abbia mai rinunciato alla cittadinanza italiana
- raccogliere e legalizzare i documenti richiesti: atti di nascita, matrimonio, morte e certificazioni consolari
Esistono inoltre delle limitazioni legate alla trasmissione per linea materna: se l’antenata italiana ha trasmesso la cittadinanza prima del 1948, la richiesta non può essere presentata in via amministrativa, ma solo tramite ricorso giudiziario.
Come avviare il percorso per far riconoscere il legame con l’Italia
Avviare una pratica di riconoscimento della cittadinanza per discendenza richiede tempo, precisione e competenza. È fondamentale individuare tutti gli atti necessari nei paesi d’origine, verificarne la validità e curarne la traduzione e legalizzazione. Il percorso può svolgersi:
- presso il consolato italiano all’estero, se si risiede stabilmente fuori dall’Italia
- in un comune italiano, se si sceglie di trasferirsi in Italia per il tempo in cui dura il procedimento
- presso il tribunale, se si rientra nei casi di trasmissione femminile prima del 1948 o contro le file consolari
La cittadinanza iure sanguinis come si è visto, non ha mai avuto limiti generazionali, e poteva essere trasmessa ai figli come ogni altro diritto civile. Oggi, a causa dell'esorbitante numero di domande, il Governo ha deciso di porre un freno normativo. Rimane che la cittadinanza, qualunque sia li grado di discendenza, è una forma piena di riconoscimento personale e familiare, che valorizza l’identità e rafforza il diritto all’eredità culturale.
Richiedere la cittadinanza italiana significa anche riaffermare il proprio legame con una storia familiare che attraversa continenti e generazioni. È un passo che unisce memoria e futuro, e che può aprire opportunità concrete di studio, lavoro e vita in Italia.
Chi decide di iniziare questo percorso si troverà davanti a una serie di scelte tecniche e legali che meritano attenzione. In questi casi, poter contare su una guida esperta può fare davvero la differenza.