Come posso entrare in Italia regolarmente al di fuori delle quote stabilite dal decreto flussi?
È noto che il Governo italiano non emette un decreto flussi vero e proprio ormai da molti anni. Gli ultimi decreti flussi sono infatti riservati a ipotesi del tutto eccezionali, come quelle degli investitori disposti a creare delle start-up innovative, con notevoli capitali e la creazione di posti di lavoro.
Dunque, lo straniero che intende fare ingresso in Italia per lavoro, sia autonomo che subordinato, anche come colf o badante, incontra oggi notevoli difficoltà.
Diventa allora necessario volgere l'attenzione alle ipotesi di ingresso per lavoro in casi particolari, contenute essenzialmente nell'art. 27 del Testo Unico sull'Immigrazione.
Si parla, ad esempio, dei dirigenti di imprese straniere che vengono distaccati in filiali o uffici di rappresentanza collocati in Italia, oppure degli interpreti e traduttori muniti di un titolo riconosciuto nel proprio Paese, che vorrebbero esercitare in Italia un'attività di lavoro subordinato o autonomo.
Ancora, è prevista la possibilità di ingresso al di fuori delle quote per i lavoratori dello spettacolo e per gli sportivi, nonché per gli infermieri professionali e per i professori universitari.
A prescindere da come sia avvenuto l'ingresso, se tramite le quote flussi o per i casi particolari previsti all'art. 27 del Testo Unico su citato, il percorso naturale di ogni straniero si completa con l'integrazione nel nostro territorio, e, andando avanti, con la richiesta della cittadinanza italiana.
Lo straniero, infatti, non appena arriva all'ottavo, nono anno di residenza legale ininterrotta, inizia ad interessarsi su come richiedere la cittadinanza italiana, cercando soprattutto sui siti Internet specializzati nella materia.
La domanda di cittadinanza si presenta telematicamente tramite il sito ministeriale dedicato all'immigrazione e alla cittadinanza. Al modulo telematico devono essere allegati alcuni documenti, tra i quali, i più delicati, sono l'atto di nascita e il certificato penale del Paese di origine, i quali devono essere tradotti in italiano e legalizzati (o apostillati, se lo Stato in cui i documenti sono formati aderisce alla Convenzione Aja del 1961).
Bisogna inoltre allegare carta d'identità e titolo di soggiorno. Inoltre il richiedente deve autocertificare la propria posizione giudiziaria in Italia e i redditi prodotti negli ultimi tre anni.
Cosa serve per avere la cittadinanza italianapuò essere verificato in moltissimi siti Internet. Tuttavia, lo straniero interessato ad ottenere la cittadinanza italiana deve preoccuparsi di raccogliere la documentazione giusta, munita delle formalità di legge, nonché di impedire che, una volta presentata la domanda, il procedimento vada a perdersi negli scaffali impolverati della pubblica amministrazione.
In questo contesto appare fondamentale l'assistenza di un professionista che, data la sua specializzazione in materia di cittadinanza italiana, sia in grado di accompagnare lo straniero in tutto il procedimento che porta all'adozione del decreto, sollecitandone ogni singola fase con le frequenze opportune.