I tuoi figli sono nati all’estero? Come garantire loro la cittadinanza italiana
Lucia e Marco vivono a Toronto da oltre dieci anni. Lei è italiana, nata a Bologna, e lui ha doppia cittadinanza, italiana e canadese. I loro due figli sono nati entrambi in Canada. Un giorno, durante una visita in Italia, si chiedono: “I nostri figli hanno diritto alla cittadinanza italiana anche se sono nati fuori dall’Italia?”
È una domanda comune per i nati all’estero da avi italiani, ma per i figli di genitori italiani la risposta è categoricamente sì: i figli di cittadini italiani nati all’estero hanno diritto alla cittadinanza italiana.
Quando i nati all'estero hanno diritto alla cittadinanza per discendenza
La materia dello ius sanguinis, cioè del diritto alla cittadinanza che si trasmette attraverso il sangue, è stata drasticamente riformata dal decreto legge n. 36/2025 (noto come decreto Tajani), convertito con modificazioni dalla legge n. 74/2025. Oggi la cittadinanza italiana per discendenza è riconosciuta a chi, anche se nato all'estero, ha un genitore o un nonno (o una nonna) che abbia - o aveva, se deceduto - la sola cittadinanza italiana.
La trasmissione della cittadinanza, per quanto riguarda i nuovi aventi diritto, è automatica sul piano giuridico, ma non basta per avere un passaporto italiano o per essere registrati come cittadini italiani. È infatti necessario far trascrivere l’atto di nascita presso il Consolato italiano competente per il paese in cui è nata la persona. Senza questa registrazione, lo Stato italiano non riconoscerà formalmente il legame di cittadinanza.
Questo vale sia per i figli minorenni sia per quelli maggiorenni, ma nel secondo caso la procedura può diventare più articolata.
Quali documenti servono per registrare la cittadinanza
Per rendere effettivo il diritto alla cittadinanza italiana per figli nati all’estero, il genitore deve presentare al Consolato:
- l’atto di nascita del figlio, legalizzato o apostillato a seconda del paese, e tradotto in italiano
- la prova della propria cittadinanza italiana
- altri eventuali documenti per la cittadinanza italiana dei figli richiesti dal Consolato (es. stato di famiglia, residenza, certificati internazionali)
È fondamentale che l’atto di nascita riporti esattamente i dati anagrafici del genitore italiano, senza errori o omissioni, per evitare ritardi nella procedura. Ogni consolato può avere indicazioni specifiche, perciò è utile verificare sempre le linee guida aggiornate.
Molti genitori scoprono solo anni dopo che i figli, pur avendo diritto alla cittadinanza, non risultano registrati. In questi casi è comunque possibile recuperare, ma il procedimento può richiedere più tempo e documentazione.
Cosa succede se il figlio è già maggiorenne
Se un genitore italiano non ha registrato la nascita del figlio quando era minorenne, il figlio potrà comunque richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana per i figli in età adulta. In questi casi si applica una procedura che accerta la discendenza da cittadino italiano, anche se il richiedente non è stato registrato nei registri italiani al momento della nascita.
Il richiedente dovrà dimostrare la continuità della cittadinanza italiana nella propria linea familiare. Questo percorso è molto comune tra i discendenti di italiani residenti in America Latina, negli Stati Uniti, in Australia e in altri paesi in cui esistono importanti comunità italiane.
Il procedimento richiede la ricostruzione dell’albero genealogico, la raccolta degli atti di nascita di tutti gli ascendenti e spesso anche la presentazione di certificati che attestano che nessuno ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana. È un iter più complesso, ma possibile e pienamente legittimo. Far riconoscere la cittadinanza italiana per discendenti di avi italiani nati all’estero è un passo importante non solo per accedere a diritti amministrativi, ma anche per mantenere vivo il legame con le proprie radici. Per molte famiglie, trasmettere la cittadinanza è un atto di continuità, di identità e di appartenenza.
La questione diventa molto complessa quando si tratta del riconoscimento di discendenti di terza o quarta generazione perché per loro, come si è visto, la nuova normativa esclude l'applicazione del principio dello ius sanguinis. Occorre pertanto intraprendere un'azione giudiziale, volta a chiedere il riconoscimento del diritto, previa disapplicazione della legge n. 74/2025, perchè viola i diritti acquisiti di chi è già nato nella vigenza della precedente normativa, dunque chiedendo al giudice di sollevare la questione di illegittimità costituzionale. Questo perchè la nuova legge non si limita a stabilire un limite generazionale per la trasmissione della cittadinanza (prima, anche il discendente di un bisnonno o trisavolo nato in Italia poteva chiedere l'accertamento della cittadinanza italiana), ma esclude che possano essere riconosciuti italiani anche i discendenti di terza generazione, e oltre, che sono erano nati quando la nuova legge è entrata in vigore, e questo è un assurdo giuridico, al quale non si può sottostare.
Chi vive all’estero e desidera tutelare il diritto dei propri figli alla cittadinanza può contare su strumenti chiari, anche se a volte la burocrazia rende il percorso più complicato del necessario. In questi casi, affidarsi a professionisti che conoscono la materia può aiutare ad affrontare il processo con serenità.
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