Bentornato ricorso al Tar per la cittadinanza grazie al decreto sicurezza
Come noto, il decreto legge 4 ottobre 2018 n. 113, convertito con legge 1 dicembre 2018 n. 132, ha elevato il termine del procedimento in materia di concessione della cittadinanza italiana da 730 giorni a 48 mesi.
L'estensione del termine, come specificato dalla stessa legge, riguarda anche i procedimenti in corso: per cui si può dire che il decreto sicurezza, sotto questo profilo, ha efficacia retroattiva.
Se la notizia è stata molto negativa per tutti coloro che si trovano con la pratica agli inizi, che dunque vedono allungarsi i tempi di attesa della cittadinanza, può invece festeggiare chi attende una risposta sulla sua domanda di cittadinanza da almeno 3 anni. Spieghiamo il perché.
Il ricorso al Tar Lazio contro il silenzio inadempimento è il metodo migliore e più efficace per sollecitare la pratica di cittadinanza per residenza.
Per poter presentare ricorso, l'Amministrazione deve trovarsi in uno stato di "inadempimento", ovvero, deve essere trascorso il termine che la legge concede alla stessa per compiere l'istruttoria e concludere il procedimento con l'adozione di un provvedimento scritto.
Esiste però un termine di decadenza: il ricorso al Tar può essere presentato entro e non oltre 1 anno dalla data in cui è iniziato l'inadempimento.
In poche parole, con il vecchio termine di 730 giorni, il ricorso al Tar poteva essere presentato entro 3 anni dalla domanda (cioè, dopo 2 anni iniziava l'inadempimento + 1 anno di finestra per presentare ricorso).
Si può ricavare quindi che tutti coloro che hanno presentato domanda di cittadinanza da almeno 3 anni, sulla base della legge preesistente (anteriore al Decreto Sicurezza) erano decaduti dal potere di presentare ricorso al Tar contro il silenzio dell'Amministrazione sulla loro domanda di cittadinanza italiana per residenza.
Ecco allora il vantaggio per chi ha fatto domanda di cittadinanza da almeno 3 anni: queste persone, come detto, avevano perso la possibilità di presentare ricorso al Tar, essendo decadute per il decorso del termine di 1 anno calcolato a partire dall'inizio dell'inadempimento (730 giorni).
Con il decreto sicurezza, una volta che il termine di legge è stato elevato a 4 anni, le stesse persone riacquistano il potere di presentare ricorso al Tar Lazio.
Il termine per presentare il ricorso rimane sempre di 1 anno dalla data di inizio dell'inadempimento: la finestra durante la quale si può presentare ricorso al Tar va dunque dal 4° al 5° anno successivo alla presentazione della domanda di cittadinanza, non più dal 2° al 3° anno, come con il vecchio termine.
A gioire, oltre ai richiedenti che attendono la cittadinanza da 3 anni (che recuperano il potere di rivolgersi al Tar, ma che dovranno comunque aspettare 1 anno per esercitarlo, quando l'Amministrazione, cioè, si troverà nello stato di inadempimento per la violazione del nuovo termine previsto dal Decreto Sicurezza), sono anche i richiedenti che attendono la cittadinanza da oltre 4 anni ma non più di 5.
Conosciamo bene i vantaggi che presenta il ricorso al Tar rispetto a una normale pratica di sollecito. L'Amministrazione, una volta chiamata davanti al Giudice, accelera notevolmente la pratica in modo da concluderla prima dell'udienza.
L'obiettivo dell'Amministrazione è che venga meno la materia del contendere (il ricorrente ha ottenuto il decreto, quindi non ha più interesse a chiedere al Tar di obbligare il Ministero dell'Interno a concludere il procedimento: il Ministero ha già concluso il procedimento!). In questo modo, l'Amministrazione evita la possibile condanna al pagamento delle spese processuali.
C'è quindi un interesse reale e concreto dell'Amministrazione a chiudere la pratica una volta che riceve la notifica del ricorso al Tar. Al di là di queste interpretazioni, che il ricorso al Tar velocizza notevolmente la pratica di cittadinanza per residenza è ampiamente confermato dai grandi risultati raggiunti negli anni per i clienti che si sono rivolti al giudice amministrativo per opporsi agli interminabili tempi di attesa della cittadinanza italiana.