Cittadinanza italiana iure sanguinis per via giudiziale: e i discendenti per via paterna?
I discendenti di avi italiani per la via paterna, nei Paesi come il Brasile dove il numero di domande di cittadinanza italiana è altissimo, si interessano sempre più alla possibilità di realizzare il "sonho de passaporte italiano" tramite un’azione giudiziaria, lamentando la lunghissima lista di attesa nei Consolati italiani di riferimento, che di fatto obbligano i richiedenti ad attendere tempi infiniti, anche 10-15 anni, per ottenere la “dupla cidadania”.
Riagganciandosi a una giurisprudenza risalente al 2014 (Tribunale di Roma, 5 dicembre 2014), che ha accolto la domanda presentata da discendenti per via paterna, l’orientamento dei giudici si è attualmente assestato su una posizione favorevole ai discendenti italiani iure sanguinis per via paterna.
È vero, infatti, che mentre i discendenti di avi italiani che chiedono la cittadinanza per via materna "lei 1948" non hanno altra via percorribile se non l’azione giudiziaria, quelli per via paterna, invece, avrebbero la possibilità di presentare istanza in via amministrativa. Tuttavia, vi sono casi in cui questa possibilità è soltanto un’illusione: i tempi per essere chiamati dal Consolato sono talmente lunghi (come ad esempio per il Consolato italiano a San Paolo) che il richiedente è portato a rinunciare.
Questi lunghissimi tempi di attesa fanno riemergere l’interesse ad agire, e quindi anche ai discendenti per via paterna è consentito adire la via giudiziaria in Italia “contra as filas”.
Come richiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis per via giudiziale
Il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in via giudiziale può essere richiesto in due ipotesi: quando si tratta di una discendenza per linea materna, o quando, se il caso è per via amministrativa o paterna, il Consolato italiano di riferimento presenta una fila di attesa troppo lunga.
Entrando nel dettaglio, si può dire che è possibile richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis per via giudiziale:
- Quando nella linea genealogica è presente una donna il cui figlio è nato prima del 1° gennaio 1948, data di entrata in vigore della Costituzione italiana che ha sancito e ufficializzato il principio della parità uomo-donna;
- Quando la linea familiare è maschile, oppure il figlio della donna italiana è nato dopo il 1° gennaio 1948. In tal caso, per presentare l’azione giudiziale, bisogna dimostrare che il Consolato competente a ricevere la domanda impiega un tempo eccessivo per decidere (come ad esempio, San Paolo, dove si attende 10-12 anni solamente per essere convocati
Quando si richiede il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis per via giudiziale il richiedente non deve viaggiare in Italia, poiché la procedura viene gestita interamente dall’avvocato iscritto in un ordine degli avvocati in Italia, tramite una procura (pubblica o scrittura privata autenticata).
Discendenza per Linea Paterna
Anche i discendenti per linea paterna possono ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in via giudiziale, dimostrando la discendenza ininterrotta da cittadino italiano emigrato all’estero, e allegando la prova dell’eccessiva durata del procedimento consolare.
La possibilità di andare in giudizio per i discendenti per la via paterna ruota sulla ritenuta inesistenza di uno dei presupposti del diritto all'azione: l’interesse ad agire.
Il principio generale è che se un determinato bene può ottenersi per la via amministrativa, il richiedente non ha interesse ad agire in giudizio: neppure esiste una controversia. Il diritto soggettivo alla cittadinanza, infatti, non è contestato, né negato: non è necessario, pertanto, l’intervento di un giudice.
Da qui la tesi – ormai superata - secondo cui sarebbe inammissibile per difetto di interesse ad agire l’azione per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, da parte di discendenti di avi italiani per linea paterna.
Questo principio è stato totalmente ribaltato nei casi in cui, come i discendenti di avi italiani residenti in Brasile, le domande presentate tramite il Consolato italiano necessitano di 10-12 anni per essere decise.
L’attuale giurisprudenza del Tribunale di Roma, infatti, è piuttosto uniforme nel sostenere che le lunghe liste di attesa dei consolati italiani in Brasile giustificano il ricorso al giudice, equivalendo, l’eccessiva attesa, in un sostanziale diniego del diritto: il giudice può porre rimedio ad una situazione di impraticabilità di fatto del diritto soggettivo azionato, affermando direttamente lo stato di cittadini italiani degli interessati.
Si veda come esempio, tra le più recenti, la seguente sentenza relativa a un caso patrocinato e vinto dallo Studio Legale Internazionale Boschetti:
- Tribunale di Roma, XVIII Sezione Civile, Giudice Dott.ssa Maiorano, del 19.12.2019: "[...] la documentazione prodotta dai ricorrenti consente di apprezzare che il Consolato Generale d’Italia a San Paolo versa in una condizione di gravissimo ritardo di ben oltre 10 anni. Ne consegue la impossibilità di poter evadere in tempi certi e brevi le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis a causa del numero eccessivo di domande presentate. Dall’esame della documentazione depositata in atti viene in evidenza la dimensione del fenomeno e la condizione di sostanziale paralisi in cui versano gli uffici competenti in ragione della mole delle domande presentate. Ne deriva un’assoluta incertezza in ordine alla definizione, da parte dell’Autorità consolare, della richiesta presentata dai ricorrenti";
Ma attenzione: esistono requisiti tassativi. L’avvocato esperto in riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis per via paterna è tenuto a valutare attentamente caso per caso, e presentare l’azione soltanto laddove si è in grado di dimostrare gli elementi determinanti individuati dalle sentenze di cui sopra, ovvero:
- Che l’interessato ha già presentato domanda al Consolato italiano del luogo di stabile residenza, in una certa data dimostrabile. Occorre allegare nel processo la ricevuta di ritorno o la mail di richiesta di inserimento nella fila di attesa, a seconda di come si introduce l’istanza nei rispettivi Consolati (ad es. al Consolato di Curitiba l’istanza si presenta con raccomandata A/R, mentre al Consolato di Porto Alegre con una email);
- che a causa dell’elevato numero di domande nella lista d’attesa del Consolato, il richiedente deve attendere diversi anni per veder riconosciuto il suo diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis;
- una stima approssimativa del numero di anni che sulla base della lista attuale, il richiedente sarà costretto ad attendere.
A questi requisiti si aggiunge, come sottinteso, che il richiedente possa dimostrare la linea di discendenza con documentazione chiara, completa, eventualmente rettificata negli errori più importanti.
Concludendo, anche se è necessario muoversi con molta cautela, ciò non toglie che per i discendenti nei nostri connazionali emigrati all’estero, in quegli Stati come il Brasile dove il numero di domande è altissimo, si è aperta da diversi anni una pista davvero molto interessante: il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis via paterna attraverso il giudice in Italia.
Discendenza per Linea Materna
Si dice che la discendenza è per linea materna quando nella linea è presente una donna il cui figlio è nato prima dell’entrata in vigore della Costituzione italiana (1° gennaio 1948).
L’Amministrazione, infatti, ritiene che le pronunce della Corte Costituzionale del 1975 e del 1983, che hanno stabilito il principio di parità uomo-donna anche dal punto di vista della trasmissione della cittadinanza ai figli, producono effetti solo a decorrere dal 1° gennaio 1948; sì che, se il figlio di donna italiana è nato prima del 1948, la trasmissione della cittadinanza si è interrotta e bisogna esercitare il diritto necessariamente in via giudiziale.
L’azione giudiziale per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis via materna è quindi un obbligo, nel senso che l’interessato non ha altre vie per vedere riconosciuta la propria cittadinanza italiana iure sanguinis. L’azione, come già specificato, non richiede la presenza del richiedente in Italia, poiché, trattandosi di un procedimento giudiziale, tutto viene gestito dall’avvocato munito di procura.
Se in molti casi il richiedente è felice di essere esonerato dal dover venire in Italia, ci sono anche altri casi, invece, in cui il richiedente preferisce stare in Italia nel periodo del processo. In tal caso l’avvocato esperto di diritto dell’immigrazione può consigliare la soluzione del permesso di soggiorno per attesa cittadinanza: fattispecie che sta prendendo sempre più piede nelle Questure italiane, anche per i casi dei discendenti di italiani per via materna.