L’importanza della pratica di cittadinanza
Lo Studio legale dell’Avvocato Francesco Boschetti, prima di avviare una pratica di sollecito della cittadinanza, è solito far compilare un questionario introduttivo.
L’obiettivo è anzitutto ricavare un quadro generale della storia e della personalità del proprio assistito, che servirà per preparare lettere di diffida e di sollecito modellate sul caso specifico, e quindi più efficaci.
In secondo luogo, proponiamo alcune domande specifiche per capire meglio il pensiero degli stranieri in merito alla cittadinanza, le loro esigenze, l'importanza che assume per loro far seguire e sollecitare la pratica di cittadinanza, anche prima che sia scaduto il termine di 730 giorni.
In questo articolo vogliamo pubblicare – nell’assoluto rispetto dell’anonimato - alcune risposte dei nostri assistiti che riteniamo particolarmente significative.
Non abbiamo pretese di fornire delle verità assolute, considerato che prendiamo a riferimento pur sempre un “campione”. Tuttavia, riteniamo di poter dare per assodate alcune motivazioni che sono risultate decisive e molto ricorrenti.
La domanda era la seguente: “Quale motivazione l’ha spinta a richiedere la cittadinanza italiana?”
1. Alcune persone, hanno evidenziato motivazioni inerenti l'uguaglianza sociale e le pari opportunità:
- "Per avere tutti i diritti che i cittadini italiani hanno".
- "Sono cresciuta in Italia, ho i genitori che vivono da tantissimo qua, soprattutto non mi sento straniera. Mi ritengo più italiana che straniera".
- "Per avere gli stessi diritti e doveri degli italiani e non sentirmi cittadino di secondo ordine".
- "Per avere più opportunità professionali".
- "Per avere la possibilità di viaggiare o lavorare liberamente".
2. In altri casi, gli stranieri hanno evidenziato un particolare senso di radicamento nel territorio nazionale, con un pensiero importante al futuro dei figli
- “Dato che mio padre è diventato cittadino italiano e anche mia madre sta per diventarlo, anche io avevo il piacere di avere la cittadinanza italiana. Sono cresciuto in Italia”.
- “Perché abito qui dal 1996 ed è giusto che mi sento italiana”.
- "Ho fatto domanda nel 2010, essendo qui dall’88, mi sento italiano, poi perché sono nati i miei figli in Italia e la vorrei anche per loro".
- "Dopo 12 anni mi sento un futuro italiano e voglio garantirlo alla mia famiglia".
3. Altra motivazione importante risiede nel desiderio di liberarsi dei limiti imposti dalle norme del Testo Unico dell’Immigrazione:
- "Per non essere più vincolato alla normativa sugli stranieri e i permessi di soggiorno".
- "Per seguire mia moglie italiana nelle trasferte di lavoro, che sono frequenti e non programmabili, spesso in Paesi extra-Schengen, per i quali dovrei sempre richiedere un visto d’ingresso".
La pratica di cittadinanza è quindi un percorso di assoluta importanza per gli stranieri in Italia, che consente loro di liberarsi di pesanti vincoli e limitazioni sia di natura sociale, che giuridica.
Riguardo ai motivi per cui si è deciso di sollecitare la pratica, gli stranieri hanno per lo più evidenziato la volontà di trasferirsi in altro Stato per rispondere ad un'offerta di lavoro, oppure di ricongiungersi con maggiore facilità con un proprio familiare, oppure, nei casi in cui il termine di 730 giorni era stato violato, per semplici ragioni di principio ("E' passato troppo tempo da quando ho presentato la domanda". "E’ una questione di principio, perché sono 5 anni che ho fatto domanda").
Ragionando sulla base delle risposte passate in rassegna, non ottenere la cittadinanza, o attendere a tempo indeterminato che essa arrivi, significa “sentirsi stranieri” e comunque “cittadini di secondo ordine”, “non avere gli stessi diritti dei cittadini italiani”, avere minori opportunità professionali e non poter viaggiare liberamente e trasferirsi altrove, essere vincolati alle norme sull’immigrazione dei cittadini extracomunitari.