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Francesco Boschetti
Avvocato

Studio Legale di
Diritto dell'Immigrazione

 

Dicono di noi

In questa pagina raccogliamo contributi e testimonianze di persone che si sono rivolte all'avvocato Francesco Boschetti, affidandogli la propria pratica di cittadinanza o relativa ad altre materie del diritto dell'immigrazione.

Quando ricevo un regalo da una persona che ho assistito provo sempre immensa gratificazione e orgoglio. La riconoscenza del cliente, al di là del dono con cui essa si esprime, è l'attestato più prezioso, perché la mission primaria dell'avvocato è quella di fornire un aiuto a chi si trova in uno stato di bisogno, e quando l'aiuto viene apprezzato e riconosciuto, il senso di questa nobile professione può dirsi realizzato.

Dinesh E Geeth Malinda
Faouzia
Lamya E Pasquino
Regalo Carmen Lucia
Con Oswaldo Prata Junior
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Saponette
Vademecum brasileiro

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Cancellazione della residenza

Gli stranieri che vogliono presentare domanda di cittadinanza italiana per residenza si trovano spesso a fare i conti con un problema molto serio, che tocca proprio il requisito fondamentale del procedimento. Parliamo del cosiddetto “buco di residenza”.

Cosa comporta la cancellazione della residenza o buco di residenza

Subire un provvedimento di cancellazione anagrafica è un colpo durissimo per tutti gli stranieri che desiderano presentare la domanda di cittadinanza italiana.

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Significa, infatti, che il numero degli anni di residenza in Italia dello straniero tornano a “zero”, perché la residenza deve essere continua e ininterrotta, e la cancellazione anagrafica ha proprio l’effetto di interrompere la residenza.

Immaginate lo straniero che viene cancellato dall’anagrafe dopo quasi 10 anni di residenza, e che di colpo, dall’idea di presentare la domanda di cittadinanza da lì a poco, si ritrova a dover aspettare di nuovo 10 anni!

Senza contare, che a volte l'interessato viene a sapere della cancellazione della residenza soltanto a procedimento in corso, addirittura quando il Ministero dell'Interno gli notifica il preavviso di diniego per, appunto, mancanza del requisito della residenza anagrafica ininterrotta.

Il pericolo di subire un provvedimento di cancellazione è sempre dietro l’angolo, anche considerato che la legge anagrafica (precisamente, l’art. 7, comma 3, del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), oltre alla ordinaria procedura di irreperibilità accertata, prevede un’ipotesi di cancellazione “accelerata” per quanto riguarda gli stranieri che omettono il rinnovo della dichiarazione di dimora abituale.

Spesso stranieri cancellati dall’anagrafe ci chiedono se possono comunque presentare la domanda di cittadinanza, avendo documenti in grado di dimostrare la loro presenza in Italia durante il tempo che va dalla cancellazione alla nuova iscrizione, ovvero durante il “buco di residenza”. La risposta è “no”.

Il Tar Lazio, ad esempio con la sentenza n. 9747/2014 del 29 maggio 2014, ha affermato che la residenza richiesta per poter presentare domanda di cittadinanza è quella anagrafica “alla cui assenza non è possibile ovviare mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare aliunde la presenza sul territorio”.

Dunque, “Non si rivela utile a configurare il presupposto della residenza legale ultradecennale il mantenimento di una situazione residenziale di mero fatto, essendo invece a tal fine necessario che la stessa sia stata accertata in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe”.

Ne consegue che “l'interessato non può provare la residenza attraverso prove diverse dalla certificazione anagrafica perché la legge demanda ai registri anagrafici l'accertamento della popolazione residente e coerentemente l'art. 1 d.P.R. n. 362/1994 e l'art. 1 c. 2 d.P.R. n. 572/1993 impongono che la prova della residenza sia fornita attraverso l'esibizione del certificato di iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente”.

Così, Consiglio di Stato, III^ Sezione, n. 6143/2011, sez. VI, 25 marzo 2009, n. 1788, Tar Lazio, sez. II - Quater, sent. n. 8741 del 6 agosto 2014, nn. 7858 e 5576 del 2013, n. 19121 e 10546 del 2012).

Bisogna concludere, pertanto, che l’unica possibilità per lo straniero con il “buco di residenza” di recuperare il suo sogno di presentare la domanda di cittadinanza italiana, senza dover attendere di nuovo 10 anni, è presentare un ricorso.

Fare ricorso per rimediare alla residenza interrotta o residenza cancellata

Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 17 del 04.07.2011, ha riconosciuto che “le controversie in materia di iscrizione e cancellazione nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo, in quanto, come anche affermato dalla giurisprudenza formatasi in materia, l'ordinamento anagrafico della popolazione residente è predisposto non solo nell'interesse della p.a. alla certezza sulla composizione ed i movimenti della popolazione, ma anche nell'interesse dei singoli individui ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l'esercizio dei diritti civili e politici. Inoltre - chiarisce ancora la giurisprudenza - tutta l'attività dell'ufficiale d'anagrafe è disciplinata in modo vincolato, essendo rigidamente definiti i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l'amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti" (ad es., tra le altre, Cass. Civ., Sezioni Unite, n. 449/2000, TAR. Piemonte n. 211/2011, TAR. Lombardia, n. 1737/2010; TAR. Lazio, n. 5172/2009).

Ne consegue che il ricorso contro il provvedimento di cancellazione anagrafica può essere presentato non solo al Prefetto quale autorità sovraordinata, ma anche al Giudice Ordinario, secondo le norme dettate dal codice di procedura civile.

Il ricorso anagrafico è preceduto da un intervento non contenzioso che ricomprende:

  • L'istanza di accesso agli atti, che consente al difensore di ottenere gli atti del procedimento di cancellazione, e quindi di verificare che la stessa sia stata disposta nel rispetto della legge;
  • La diffida ad adempiere, laddove l'esame degli atti abbia fatto emergere il diritto soggettivo dell'interessato a richiedere la revoca della cancellazione anagrafica. Con la diffida si chiede all'Ufficiale di Stato Civile del Comune competente di procedere all'annullamento della cancellazione anagrafica in autotutela.

Il nostro Studio si occupa delle istanze di accesso agli atti, delle diffide ad adempiere e dei ricorsi anagrafici in materia di cancellazione della residenza: solo un intervento legale ben strutturato può restituire la speranza a tanti stranieri, che per colpa di un “buco di residenza”, si vedono tagliati fuori dal poter presentare domanda di cittadinanza ai sensi dell’art. 9 della Legge n. 91/1992.

Cosa bisogna dimostrare per ottenere la revoca del provvedimento di cancellazione anagrafica? 

Se la cancellazione dello straniero è stata disposta per irreperibilità, balza certamente in evidenza l’art. 3, comma 2, del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 - nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente - per il quale: “Non cessano di appartenere alla popolazione residente le persone temporaneamente dimoranti in altri comuni o all’estero per l’esercizio di occupazioni stagionali o per causa di durata limitata”.

Pertanto, lo straniero cancellato per irreperibilità, può richiedere la revoca del provvedimento dimostrando la “temporaneità della sua assenza”, ovvero che la sua dimora “in altri comuni o all’estero” è stata determinata dalla necessità di attendere ad un’occupazione stagionale, o comunque per una “causa di durata limitata”: prova da fornire con documenti, quali contratti, utenze, e quanto altro possa dimostrare la sua presenza sul territorio nazionale.

L'obiettivo, in tal caso, è fare luce su circostanze di cui l'Amministrazione non era a conoscenza, o che comunque non ha valutato, al momento dell'emanazione del provvedimento di cancellazione, al fine di ottenere una nuova valutazione dei fatti. 

In secondo luogo, per tutti i casi di cancellazione, il nostro Studio verifica, tramite l'istanza di accesso agli atti, che il provvedimento sia stato emesso nel rispetto delle forme di legge, avuto particolare riguardo alla legge anagrafica e al relativo regolamento di attuazione.

La revoca, pertanto, può essere richiesta anche per la presenza di vizi formali che invalidano il provvedimento, ad esempio, perché si accerta che è stata omessa la comunicazione di avvio del procedimento, o perché, nel caso di irreperibilità tout court, sono mancati i "ripetuti accertamenti, opportunamente intervallati", per un arco temporale di almeno un anno, come da Circolare Istat del 5 aprile 1990, n. 21, o per vizi di notifica del provvedimento stesso, ecc.

Cittadinanza per residenza

L'avvocato Francesco Boschetti relatore in un seminario sul diritto dell’immigrazione

La domanda di cittadinanza per residenza può essere presentata dallo straniero che risiede legalmente in Italia da almeno 10 anni (4 anni, se comunitario).

L’art. 9 della Legge n. 91/1992 prevede periodi diversi di residenza per situazioni particolari. Ad esempio, sono necessari 5 anni di residenza per lo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano; stesso periodo è previsto per gli apolidi e rifugiati.

A differenza della cittadinanza per matrimonio, la cittadinanza per residenza è una concessione. L’Amministrazione, quindi, ha un elevato potere discrezionale nel valutare la meritevolezza dello straniero, e il parallelo interesse dello Stato ad accogliere quest’ultimo come nuovo cittadino.

In concreto, la domanda di cittadinanza per residenza richiede:

  • La residenza anagrafica continuativa (senza buchi di residenza) in Italia, per 10 anni o il diverso periodo previsto per situazioni particolari dall’art. 9 Legge n. 91/1992;
  • la titolarità di redditi sufficienti nei 3 anni precedenti la domanda. Il parametro minimo è l’importo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alle spese sanitarie;
  • l’assenza di precedenti penali e carichi pendenti, sia in Italia che in qualsiasi altro Stato, ma più in generale, il richiedente deve aver tenuto sempre una buona condotta.

L’ampia discrezionalità che compete alla Pubblica Amministrazione nel decidere le domande di cittadinanza italiana per residenza rende assai preziosa l’assistenza legale.

Sebbene, infatti, gli stranieri guardino molto alla durata del procedimento, essendo loro interesse acquisire la cittadinanza il prima possibile, non va dimenticato che il primo obiettivo da raggiungere è la cittadinanza stessa.

Documenti e Domanda per Cittadinanza per residenza - Studio legale Avvocato Francesco Boschetti

Lo Studio Legale Boschetti si occupa di controllare il buon andamento delle pratiche di cittadinanza dei suoi assistiti, controllando l’esistenza dei requisiti di legge per tutta la durata del procedimento, affinché vengano evitati, e/o affrontati, eventuali ostacoli che potrebbero portare al diniego della cittadinanza.

Sono molti i problemi che si presentano nella realtà di tutti i giorni; ad esempio, il richiedente che durante il procedimento perde il lavoro e ha bisogno di acquistare la cittadinanza entro l’anno in cui percepisce l’indennità di disoccupazione; redditi non dichiarati; lo straniero che si porta dietro un vecchio precedente penale estinto o oggetto di riabilitazione; la Prefettura accerta che l’atto di nascita o il certificato penale sono privi delle formalità necessarie riguardo la legalizzazione o le Apostille, ecc.

La nostra assistenza è una corazza giuridica che accompagna il cliente dal conferimento dell’incarico fino alla conclusione del procedimento .

Nel corso dell’intero rapporto garantiamo trasparenza e informazione: ogni iniziativa presa nei confronti dell’Amministrazione, e ogni risposta ricevuta, vengono comunicate al cliente in tempo reale.

I nostri assistiti sono quindi messi al corrente dello stato delle loro pratiche, considerato che lo stato della pratica online, sul sito ministeriale, oltre a non essere sempre aggiornato, è comunque insufficiente a far capire all’interessato in che stato effettivamente si trova la sua domanda di cittadinanza.

Concentrandoci ora sull’aspetto dei tempi di attesa della cittadinanza , lo straniero deve sapere che il procedimento avente ad oggetto la concessione della cittadinanza per residenza si articola in molte fasi e coinvolge più Amministrazioni distaccate tra loro (Prefettura, Questura, Ministero dell’Interno…).

Vengono inoltre richiesti i pareri di più enti ed autorità (ad esempio, Consiglio di Stato, Ministero degli Affari Esteri…).

La complessità procedurale, la scarsità di personale negli uffici amministrativi, sono i principali fattori responsabili dei lunghi ritardi con cui si concludono i procedimenti della cittadinanza per residenza: ritardi che possono arrivare anche a 5 o 6 anni.

L’intervento dello Studio Legale Boschetti ha come obiettivo di far sì che le pratiche dei nostri assistiti siano messe in evidenza negli uffici amministrativi, e non vadano invece a finire nel mucchio delle pratiche dimenticate.

E’ opportuno avviare la pratica di sollecito ancora prima che sia trascorso il termine di 730 giorni: il principio generale è che prima si avvia l’intervento legale, migliori saranno i risultati raggiunti.

Quando invece è trascorso il termine di 730 giorni, esistono due possibilità per l’aspirante cittadino italiano: iniziare (o continuare) una pratica di sollecito, oppure presentare ricorso al Tar.

Il ricorso è il rimedio più veloce e sicuro, sempre consigliabile nei casi in cui il richiedente possiede motivi di urgenza (ad esempio, perché lo attende un lavoro all’estero, o comunque vuole trasferirsi in un altro Stato).

Il Ministero dell’Interno, infatti, non appena riceve il ricorso, inserisce la pratica di cittadinanza tra quelle prioritarie e si attiva per concluderla spontaneamente, al fine di non subire la sentenza di condanna, che esporrebbe i funzionari pubblici responsabili del ritardo a possibili sanzioni civili e/o disciplinari.

Ciudadania o cidadania italiana

bandierine

Nella seconda metà dell’Ottocento si è verificata un'emigrazione di massa di cittadini italiani nei Paesi del Sudamerica come Brasile, Argentina, ma anche in Canada e Australia. C'è quindi un gran numero di discendenti di avi italiani che ha la concreta possibilità di vedersi riconoscere lo status di cittadino italiano iure sanguinis

Che si dica “ciudadania italiana” o “cidadania italiana” o “italian citizenship”, il sogno è uguale per tutti: ottenere il passaporto italiano e la doppia cittadinanza. Lo Studio Legale Boschetti si occupa delle procedure per l’acquisto della cittadinanza iure sanguinis, sia in via amministrativa che giudiziale.

Leggi una sentenza favorevole di un caso seguito dall'Avvocato Boschetti

La via ordinaria per l’acquisto della cittadinanza italiana iure sanguinis è quella amministrativa. L’istanza può presentarsi, anzitutto, al Consolato italiano del Paese di residenza. Ci sono però degli Stati in cui la procedura consolare dura tantissimo tempo, come appunto in Brasile, dove gli interessati ad “obter o fazer a cidadania italiana” sono costretti ad un’attesa di circa 10 anni.

Gli interessati preferiscono così la soluzione alternativa: avviare la procedura in Italia. Presupposto essenziale è che il richiedente fissi la residenza anagrafica in un Comune italiano: un Comune qualsiasi, non necessariamente quello di nascita dell’avo.

Ricevere assistenza, per i richiedenti, è necessario sia per reperire l’alloggio dove dovranno fissare la residenza, sia per essere seguiti durante tutta la procedura amministrativa, che è alquanto complessa. L’assistenza è fondamentale anche dal punto di vista strettamente pratico, perché il richiedente si trova improvvisamente catapultato in una realtà che gli è estranea, in uno Stato di cui non conosce la lingua. Evidenti, quindi, sono le difficoltà di farsi capire, e in generale di muoversi in Italia per gli aspiranti cittadini, che soprattutto, salvo rare eccezioni non hanno cognizione di quali siano gli step della procedura da seguire.

Nel momento in cui i documenti (eventualmente rettificati) sono pronti, e il cliente sceglie la data di arrivo in Italia, ha inizio la fase esecutiva dell’incarico. Il primo step dell’incarico con il nostro Studio legale consiste nel reperire l’appartamento dove il cliente andrà a soggiornare durante il tempo necessario alla procedura. Al suo arrivo in Italia, ci occupiamo della dichiarazione di presenza, obbligatoria per legge, della richiesta del codice fiscale presso l'Agenzia delle Entrate, finalizzata alla successiva presentazione della domanda di residenza e della domanda di cittadinanza iure sanguinis, con i relativi documenti.

Accertata la residenza, e subito presentata la domanda di cittadinanza, il richiedente può lasciare l’Italia: la procedura viene portata avanti dal nostro Studio con “procura”.

Ricordiamo anche che il nostro servizio di assistenza nelle pratiche di cittadinanza italiana per via amministrativa include il trasporto da/per l’aeroporto di Fiumicino. Vogliamo evidenziare che se anche lo scopo principale del nostro servizio è far ottenere la ciudadania italiana ai nostri assistiti, allo stesso tempo, tuttavia, ci teniamo che il loro soggiorno risulti gratificante e che avvenga in una cornice da ricordare.

La seconda via per ottenere la cittadinanza iure sanguinis è quella giudiziale, ovvero tramite un processo da intraprendere dinanzi al Tribunale Civile di Roma nei casi di ius sanguinis per via materna. Si può soltanto ricorrere al Giudice, infatti, quando nella linea dei discendenti che trasmettono la cittadinanza è presente un discendente di donna italiana nato prima del 1948.

Ciò in quanto la Pubblica Amministrazione italiana non riconosce retroattività alle due sentenze della Corte Costituzionale del 1975 e del 1983, che hanno applicato il principio di parità uomo-donna in materia di cittadinanza italiana, consentendo alla donna di trasmettere la cittadinanza alla prole, al pari del padre, e di non perderla automaticamente a seguito del matrimonio con uno straniero, come prevedeva la Legge n. 555 del 1912. Questo significa che la procedura amministrativa, di cui sopra si è parlato, in caso di discendenza per linea materna, può essere avviata soltando se il discendente di donna italiana è nato successivamente al 1948: negli altri casi, l’interessato, come si è detto, deve ricorrere al Tribunale italiano.

Nel processo si richiamerà la nota sentenza della Corte di Cassazione del 2009, in forza della quale, riconoscendosi efficacia retroattiva alle due sentenze della Corte Costituzionale sopra citate, la madre, al pari del padre, trasmette la cittadinanza italiana anche se il figlio è nato anteriormente all’entrata in vigore della Costituzione (1° gennaio 1948). 

A differenza della procedura amministrativa, il processo giudiziale per via materna non richiede la presenza degli interessati in Italia. La procedura è gestita autonomamente dall’Avvocato in Italia, al quale i richiedenti debbono conferire una procura (con atto pubblico o scrittura privata autenticata da Notaio), che andrà poi tradotta in italiano e legalizzata dall’autorità consolare (o munita di Apostille, se si tratta di Stati aderenti alla Convenzione dell’Aja, come l’Argentina e anche il Brasile, dal 14 agosto 2016).

Riguardo ai tempi del processo giudiziale, la previsione può essere soltanto approssimativa, in quanto ogni procedimento giudiziario ha una durata che può variare da eventi imprevedibili: primo tra tutti il Giudice che viene assegnato alla causa, quante udienze si rendono necessarie per arrivare alla sentenza, eventuali scioperi giudiziari o rinvii di ufficio, se il Ministero dell'Interno partecipa o no al processo, ecc. Se il processo si conclude positivamente, l’avvocato provvede a notificare la sentenza al Ministero dell’Interno, e successivamente a richiedere il certificato di “non proposto appello”. La sentenza, inoltre, secondo le leggi fiscali, deve essere registrata presso l’Agenzia delle Entrate. 

Dopodiché, l’avvocato provvede a ritirare il fascicolo di parte, contenente i documenti originali, che vengono spediti al cliente, affinché provveda a consegnarli al Consolato italiano del proprio Paese di residenza. Il Consolato italiano, opportunamente sollecitato, provvede a richiedere la trascrizione della cittadinanza all’ufficio dello stato civile presso il Comune di nascita dell’avo italiano. L’interessato potrà successivamente richiedere l’iscrizione all’AIRE e il rilascio del passaporto italiano.

Sia nel caso della procedura amministrativa che di quella giudiziale, il primissimo passo del nostro lavoro è l’analisi dei certificati anagrafici raccolti dai nostri clienti. Si tratta di un’analisi dettagliata e approfondita, presupposto fondamentale, perché il buon esito della pratica dipende soprattutto dalla regolarità della documentazione, che in particolare non deve presentare errori o storpiature dei nomi e/o dei cognomi dei discendenti, o errori sulle date di nascita e incongruenze varie.

L’esame dei documenti termina con la redazione di un “report”, che viene inviato al cliente, con le eventuali indicazioni delle rettifiche (in via amministrativa o giudiziale) che devono effettuarsi nello Stato di residenza (Brasile, Argentina, ecc.) prima di avviare la procedura.

Ciudadania o Cidadania italiana anche per via materna - Studio legale Avvocato Francesco Boschetti

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